Il Progetto Salute presentato al Sanit 2012

La persona al centro della rete del benessere
 
Affermare il concetto di salute come bene comune; contribuire a sviluppare una nuova cultura della salute, dall’educazione e prevenzione fino ai servizi di cura ed assistenza, alla gestione della cronicità e deospedalizzazione; potenziare la rete di servizi esistenti, assumendo un ruolo di sussidiarietà per assicurare efficienza, equità ed uniformità nell’accesso e nella fruizione di servizi essenziali; garantire continuità di cura alla persona, favorendo l’integrazione funzionale tra soggetti cooperativi e mutualistici; realizzare l’integrazione socio-sanitaria, rispondendo ad una domanda di salute e cura dominata dalla stretta connessione tra bisogni sanitari e bisogni sociali.
 
Sono questi gli obiettivi del “Progetto Salute” di Legacoop, una proposta cooperativa integrativa all’intervento pubblico, articolata in una rete di servizi socio assistenziali, sanitari e mutualistici diffusi sul territorio; un modello sussidiario ad altovalore sociale come contributo alla nascita di un nuovo welfare di comunità.
 
Il progetto, realizzato con il contributo di Coopfond, nasce dalla convinzione che la riduzione delle risorse destinate alla sanità deve portare ad una appropriatezza delle cure ed a una riorganizzazione dei servizi per evitare nuovi tagli alle prestazioni ed un peggioramento della qualità dei servizi sanitari.


Il Progetto Salute, una proposta integrativa all’intervento pubblico con una rete di servizi socio-assistenziali, sanitari e mutualistici sul territorio

Giorgio Gemelli, coordinatore del Progetto Salute Legacoop

“Contenere la spesa” -sottolinea Giorgio Gemelli, Coordinatore del Progetto- “per Legacoop, significa procedere lungo un percorso di cambiamento che punti alla razionalizzazione del sistema, rafforzando l’intervento delle istituzioni (Stato, Regioni, Enti Locali) tramite la partecipazione dei cittadini, in forma singola e associata, per la gestione della cosa pubblica; cittadini attivi che, nel difendere il “diritto alla salute”, agiscono nella loro veste di consumatori, ma anche di produttori, di un bene comune e, come tale, indivisibile, inalienabile, egualitario e basato prioritariamente sulle relazioni tra persone”.
Un percorso che va di pari passo con una progressiva estensione del concetto di salute ad uno più ampio di benessere: la salute perde la specificità esclusivamente sanitaria e si trasforma in un mix di valori/azioni a carattere sanitario, assistenziale e sociale, per divenire un elemento costitutivo della vita collettiva e un bene da proteggere e promuovere in tutte le fasi della vita di ciascuno.
Sostenere questa evoluzione culturale e sociale e, nello stesso tempo, affrontare la razionalizzazione della spesa pubblica costituisce un’opportunità di miglioramento, considerando che si parte da una buona base, se si lasciassero un attimo da parte i vincoli di finanza pubblica. “Il sistema” -sottolinea Gemelli- “è relativamente poco costoso (in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari a circa 110 miliardi di euro, che corrispondono al 7,2% del Pil, con un esborso per abitante di circa 1.800 euro; tale spesa è inferiore alla media dei paesi OCSE e, in particolare, al di sotto di quella sostenuta da Regno Unito, Germania, Francia e Stati Uniti) ed il Servizio Sanitario Nazionale Italiano è considerato una buona pratica a livello internazionale (secondo un’indagine dell’OMS del 2000, la sanità italiana è la seconda al mondo, dopo la Francia, per capacità e qualità dell’assistenza in rapporto alle risorse investite).
 
La necessaria integrazione con il sistema socio-assistenziale, che potrebbe garantire una maggiore qualità nella presa in carico del cittadino e una razionalizzazione nell’uso delle risorse, sconta però una differente impostazione con la quale bisogna fare i conti. Il Servizio Sanitario Nazionale opera prendendo in carico la persona e offrendo una gamma di servizi reali differenziati e integrati. Il sistema socio-assistenziale, invece, privilegia interventi di erogazione monetaria e solo marginalmente la fornitura di servizi reali: su circa 29 miliardi di euro di spesa per l’assistenza di lunga durata (dati 2010 di fonte Ministero dell’Economia e delle Finanze), se si escludono 13 miliardi già compresi nella spesa sanitaria, rimangono 16 miliardi destinati all’assistenza (poco più del 14% rispetto alla spesa sanitaria). Di questi circa l’80% è costituito dalle indennità di accompagnamento (pari a 13 miliardi) e circa il 20% (pari a 3 miliardi) dai servizi reali erogati dai comuni. “Sarebbe opportuno che Stato, Regioni ed Enti Locali” -fa presente Gemelli- “affrontassero insieme e con più decisione questi problemi per trovare soluzioni efficienti che favoriscano un’efficace integrazione dei servizi di cura, non lasciando alle famiglie e agli individui l’onere organizzativo dei problemi, ma coinvolgendoli nella ricerca della soluzione”.
In questo contesto, Legacoop può contribuire a sviluppare un welfare d’iniziativa in cui i cittadini in forma singola o collettiva divengano partecipi e responsabili di un mutamento sociale indispensabile per la salvaguardia e lo sviluppo del benessere della collettività e della persona.
 
“L’innovazione che ci proponiamo di attuare” -precisa Gemelli- “ruota intorno ai concetti di rete e di integrazione”. L’organizzazione a rete dei servizi offerti dal sistema Legacoop permette di rispondere in modo diffuso e integrato alla multiforme domanda di salute dei cittadini.
 
I soggetti imprenditoriali associati a Legacoop (cooperative sociali, cooperative di medici e professionisti sanitari, mutue sanitarie, cooperative di consumatori, dettaglianti, abitanti, imprese assicurative) sono presenti da tempo in significativi ambiti del welfare e su una filiera di attività lunga e diversificata; sono ampiamente diffusi sul territorio nazionale e hanno creato forti legami nelle comunità locali, favorendo anche processi volti a limitare la ospedalizzazione inappropriata; hanno prodotto esperienze e competenze che contribuiscono a costruire risposte concrete e innovative nel  campo della salute e del benessere dei cittadini; costituiscono un fattore di aggregazione, organizzazione e integrazione, sia dal lato dell’utenza, sia sul fronte dell’offerta di servizi e di prestazioni.
Uno dei valori fondamentali dell’organizzazione a rete Legacoop è la fiducia, che può consentire al cittadino, in un mercato in cui le asimmetrie informative sono elevate, di trovare le risposte maggiormente appropriate e coerenti con le proprie esigenze di cura, anche promuovendo forme di aggregazione e integrazione della domanda che aiutino a superare la frammentazione, le inefficienze e gli sprechi.
 
Inoltre, l’integrazione tra interventi diversi - informativi, educativi, di prevenzione, cura, sostegno e assistenza – e articolati coerentemente durante tutto l’arco della vita consente alle persone di beneficiare di un maggior benessere e alle famiglie di poter affrontare meglio il carico assistenziale se se ne dovesse presentare la necessità.
 
“La nostra idea” -conclude Gemelli- “è, quindi, quella di un’offerta di servizi realizzata da una pluralità di soggetti, pubblici e privati, che esaltino le proprie peculiari caratteristiche qualitative e che, allo stesso tempo, sappiano integrare le differenti esperienze creando reti di offerta in grado di fornire al miglior costo la maggiore qualità possibile e necessaria”.

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Il ruolo delle mutue sanitarie
 
Con il Progetto Salute Legacoop allemutue è assegnato il compito di mettere in atto strategie di coinvolgimento della comunità, che consentano di allargare la base associativa e di conseguire un rapporto contributi/erogazioni sostenibile per affrontare le nuove sfide della copertura della spesa sanitaria crescente.
Negli ultimi anni le società di mutuo soccorso che svolgono attività sanitaria-socioassisten­ziale (mutue sanitarie) sono cresciute per numero di associati, per servizi innovativi offerti, per con­tributi raccolti, fornendo tutele e sussidi e mettendo a disposizione degli associati una rete di strutture sanitarie e sociali qualificate convenzionate  a tariffe agevolate, alla quale possono accedere i soci ed i loro familiari.
L’integrazione al SSN che la mutualità offre si misura con la capacità di compensare  i costi di compartecipazione alla spesa sanitaria (ticket) che il servizio pubblico pone a carico dei cittadini oppure gli oneri per l’accesso alla libera professione intramuraria e a prestazioni e servizi esclusi dai LEA. Rispetto alle politiche territoriali l’integrazione sociosanitaria è un processo di avvicinamento e supporto reciproco tra servizi sociali e sanitari finalizzato ad una maggiore efficacia dell’assistenza verso il malato, soprattutto a livello domiciliare. In questo ambito il supporto economico offerto dalla mutualità ai soci, può favorire il processo di integrazione proficua dei servizi assistenziali a domicilio (quali quelli offerti dalla cooperazione sociale) e garantire una protezione efficace nella postacuzie (dimissioni precoci).


Le mutue sanitarie nell’organizzazionedella domanda per l’integrazionesociosanitaria al servizio pubblico
Intervento di Placido Putzolu, presidente Fimiv
 
Il sistema di welfare italiano è destinato a subire una mutazione genetica, dai contorni in gran parte ancora indefiniti. Di sicuro, però, la componente pubblica dovrà contrarsi di pari passo con la riduzione della disponibilità di risorse pubbliche per prestazioni sociali. Pur tenendo conto delle diverse realtà regionali, è un fatto che l’accesso alle tutele sanitarie e sociosanitarie nel nostro paese è generalmente a rischio perché i bisogni crescono e il soggetto pubblico fa sempre più fatica a sostenere, nella continuità, il ruolo di pagatore delle assistenze erogate.
Sul finanziamento della spesa sanitaria, è noto che, parallelamente alla spesa pubblica, è presente in Italia una spesa privata (pari a oltre 30 miliardi di euro) che si caratterizza per essere più alta rispetto a tutti i Paesi dell’area Euro sostenuta per la maggior parte di tasca propria dai cittadini (82%), mentre il 13,9% è veicolato dai fondi integrativi sanitari (settore in forte crescita) e solo il 3,7% dalle assicurazioni. L’out of pocket è indirizzato soprattutto alle spese per farmaci, visite specialistiche e cure domiciliari di lunga durata.
La spesa per l’assistenza, invece, comprende una serie di voci eterogenee ed i finanziamenti derivano da più istituzioni: lo Stato, le Regioni, i Comuni, l’Europa attraverso fondi dedicati, le Fondazioni attraverso le donazioni: un sistema complesso di rivoli finanziari con le più diversificate forme di accesso da parte dei cittadini. Il tema è di strategica importanza in un Paese, l’Italia, dove nel 2011, la popolazione di soggetti di età eguale o superiore a 65 anni è di 12.301.537 persone, pari al 20.3% del totale della popolazione di 61.016.804 abitanti ed i trend demografici evidenziano per il prossimo futuro un aumento della popolazione anziana fino ad oltre il 30% della popolazione totale con un incremento di quella ultrasettantacinquenne (+25%, pari a più di 1.400.000 persone soprattutto donne nei prossimi 10 anni).
In questo contesto, nel nostro Paese, come accennato, si inseriscono i fondi sanitari integrativi (casse, fondi di categoria e società di mutuo soccorso). Ormai in tutti i contratti di lavoro sono previste forme integrative di assistenza per i dipendenti. All’anagrafe dei fondi istituita nel 2010 presso il Ministero della salute, nel 2011 si sono iscritti 293 fondi, di cui 254 con attestato per accedere alle agevolazioni fiscali previste dalla normativa. Il numero degli iscritti è stato dichiarato solo dal 69% dei fondi (201 in tutto) per un totale di 3.367.000 persone su un totale stimato di 5 milioni di aderenti.
Le società di mutuo soccorsosono riconosciute quali fonti istitutive e gestionali di fondi sanitari sia “chiusi” (di derivazione negoziale) sia aperti (territoriali), in quanto possono surrogare la mancata regolamentazione del fondi sanitari integrativi aperti, avvalendosi dei propri istituti normativi e di un vantaggio fiscale proprio (detraibilità).
Appare importante sviluppare la connessione e l’integrazione dei fondi con le realtà istituzionali del territorio (Regioni, Comuni, ASL ed altri enti territoriali ed i soggetti socialmente responsabili (cooperative) o che operano nel mondo del non profit), passando anche attraverso la costituzione di Osservatori Regionali per sperimentare modelli di sviluppo dei fondi/mutue/assicurazioni, anche differenziati per regione o macro aree geografiche (Nord, Centro, Sud), che tengano conto della specificità delle singole realtà.
Nei paesi europei, in cui la riflessione sugli spazi di responsabilità per la tutela della salute ha favorito forme individuali e collettive per la copertura dei costi di partecipazione ai diversi sistemi, soprattutto nel campo delle cure di lunga durata, la mutualità è molto diffusa e consistente. Il recente rapporto della Commissione Affari Economici e Sociali, del Parlamento Europeo, discusso nel 2011 per sollecitare la Commissione UE a riaprire il dossier sullo Statuto della mutua europea, indica che le Mutual Benefit insieme alle Mutual Insurance europee offrono coperture sociali e sanitarie a 230 milioni di cittadini europei, rappresentano 180 miliardi di quote associative, con cui direttamente o indirettamente forniscono ai propri soci e ai loro familiari servizi, prestazioni, copertura delle diverse forme di copayments, mentre le sole Benefit Mutual Societies (società di mutuo soccorso) presenti sul territorio europeo offrano servizi sanitari e sociali a oltre 160 milioni di cittadini, assorbendo circa 350 mila occupati.
È alla figura del consumatore-cittadino che le mutue sanitarie integrative reputano necessario applicare il principio della libertà di scelta. Concretamente, questo significa che l’organizzazione della sanità deve riconoscere ai soggetti – sia individuali sia collettivi – quella capacità, vale a dire quell’empowerment che consente loro di diventare partner attivi nel processo di programmazione sanitaria e nella adozione delle conseguenti scelte strategiche.

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Il ruolo delle cooperative tra medici nella sanità che cambia
Maurizio Pozzi, presidente Sanicoop
 
L’evoluzione dei sistemi sanitari chiama in causa numerosi fattori, ma ha sempre al proprio centro il rapporto tra territorio e ospedale, luogo degli interventi episodici, a costi elevati, centrato sulla patologia, caratterizzato da grandi investimenti e alte tecnologie. Il territorio è invece il luogo delle cure primarie: dalla prevenzione ai medici di base. Ed è proprio quest’ultima ad essere contraddistinta oggi dai mutamenti più significativi.
 
Il territorio stenta ancora a trovare una sua organizzazione razionale per pervenire alla quale è necessario affrontare alcune questioni irrisolte, quali la concreta esperienza dell’integrazione; la separazione fra ruoli di committenza e di erogazione, il gatekeeping (oggi di fatto diffuso a vari livelli) e la responsabilità (e quindi l’autonomia) finanziaria. Passaggi fondamentali per ottenere la de burocratizzazione attesa, l’umanizzazione, la sostenibilità economica e la riduzione dei tempi d’attesa di quella che deve sempre più configurarsi come la seconda gamba del sistema sanitario.
 
Uno dei passaggi fondamentali, lungo questo cammino, è il passaggio dalla competizione tra medici alla valorizzazione del gruppo, quale presupposto per ampliare servizi e offerta. La medicina generale, così, attraverso ad esempio le cooperative tra medici può trovare le strutture immobiliari, organizzare i servizi e controllare i fattori di produzione, dalla formazione al personale passando per le reti di comunicazione e la diagnostica. 

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“I servizi vanno organizzati partendo dalle esigenze delle persone”
Intervento di Lorena Rambaudi, Coordinatrice della Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni e Province Autonome
 
“È necessario pensare l'organizzazione dei servizi socio sanitari partendo dalle esigenze delle persone” -ha detto Lorena Rambaudi,Coordinatrice della Commissione Politiche Sociali della Conferenza delle Regioni e Province Autonome- “monitorare e valutare lo stato delle rete, il benessere come cura per garantire la qualità della vita, le azioni dedicate alla prevenzione e all'assistenza insieme all'intervento medico qualitativo”.
Il sistema di risposta ai complessi e articolati bisogni odierni è ancora frammentato, ha spiegato Rambaudi, e necessita di idee, valori, confronto pubblico e opportune scelte politiche per governare a vari livelli il tema dell’integrazione socio-sanitaria.
“La sensazione è di debolezza ed impotenza” -ha affermato- “perché i fondi nazionali dedicati non sono disponibili, le Regioni hanno meno risorse ed i comuni fanno quello che possono. Una possibile strada in attesa che i tempi migliorino” -ha indicato- “potrebbe essere la definizione di nuovi LEA sociosanitari per liberare risorse e diminuire la spesa sanitaria ed inoltre stimare il costo personale in cure sanitarie e scegliere soluzioni che finanzino l’erogazione di servizi e non budget monetari personali”.  La non autosufficienza è il primo fra i temi che richiede una integrazione, ha concluso, ed il patto della salute in discussione non contiene ancora questo aspetto. L’impostazione seguita vede sicuramente al centro il tema della sussidiarietà intesa come un sistema pubblico sanitario forte, impegnato nel welfare insieme alla cooperazione, al terzo settore e al volontariato.
 
  
Cooperazione sociale e continuità assistenziale integrata
Intervento Eleonora Vanni, responsabile Cooperative sociali Toscana
 

Rispetto all'evoluzione dei bisogni e al conseguente cambiamento della domanda di cura e di salute collegati alle trasformazioni avvenute e ancora in atto nella nostra società ( trasformazioni economiche, sociali, epidemiologiche, ...) il tema di una presa in carico globale che superi la settorializzazione e i confini temporali degli interventi di cura diventa sempre più attuale. 
Il processo di regionalizzazione delle competenze e delle risorse se da una parte ha creato una enorme frammentazione con livelli di prestazione fortemente differenziati e a volte iniqui, dall'altra ha contribuito, soprattutto dove il processo si è sviluppato in maniera partecipata, ad avvicinare il sistema alle persone facilitando un'azione integrata delle politiche e delle prassi e, a superare una connotazione competitivo-contrattuale fra settori contribuendo al formarsi di un concetto di salute intesa come "risorsa per la vita quotidiana che valorizza le risorse personali e sociali oltre alle capacità fisiche" (Carta di Ottawa per la Promozione della salute).
Molte risposte sono state date, ma l'urgenza del momento chiama ad avere la risolutezza necessaria per chiedersi, aldilà degli interessi e delle autoreferenzialità, ognuno di noi che cosa è disposto a fare, quali livelli è disposto a mettere in gioco e su quali principi basa la propria azione per passare da un welfare di stampo paternalistico ad uno più democratico e partecipato.
La frammentazione delle risposte inadeguate ad affrontare il cambiamento e la continuità dei bisogni assistenziali e di cura evidenzia i due grandi temi della appropriatezza e della sostenibilità. A fronte di una situazione come quella descritta, la domanda di cura finisce per spostarsi drammaticamente sulla sanità e la risposta assistenziale sulle famiglie generando comunque inappropriatezza e inefficienza dal punto di vista economico e della equità sociale, soprattutto fra generi e generazioni. Si tratta di un insieme interrelato di parti che non si auto regolano. E non può essere il cittadino a ricomporre a proprie spese l'unitarietà diagnostica, di cura, assistenziale, di fruizione dei servizi.
In questo ambito è andata sviluppandosi negli anni la presenza della cooperazione sociale che opera lungo tutta la filiera del “rischio salute” con una più diffusa presenza nella fascia del bisogno di cura conclamato e della continuità assistenziale. Sono particolarmente interessati dalla presenza cooperativa tutti i settori che rientrano appieno nell’area dell’integrazione socio-sanitaria; settori della disabilità, della salute mentale, delle dipendenze e degli anziani compresa tutta l’area della non autosufficienza. Nella gestione integrata il paziente e i suoi familiari rappresentano il centro di una rete di cui fanno parte servizi specialistici, ambulatoriali, centri diurni, servizi di assistenza domiciliare, residenze sanitarie assistenziali (RSA), lungodegenze e ospedale, ma anche servizi facilitati, inclusione lavorativa e sociale e non ultimo condizioni abitative adeguate e un livello alto delle relazioni.
Le cooperative sociali, hanno consolidato una loro forza sociale e imprenditoriale e acquisito un ruolo proprio, non più sostituibile, nell'ambito della struttura organizzativa, economica, sociale di welfare. L'integrazione, a partire da quella socio-sanitaria, non è cosa a parte rispetto alla visione di welfare che intendiamo proporre e nel quale va collocata se vogliamo andare oltre l'ingegneria istituzionale verso un sistema locale di welfare partecipato e condiviso che deve superare alcune visioni fortemente riduttive che si stanno affermando nel nostro sistema:
• Quella per cui il welfare rappresenta quel comparto di interventi che riguardano solo le fasce più deboli della società;
• Quella di un welfare che rischia di peggiorare il suo stato di salute non solo per i conti della spesa sociale, ma anche per il degrado della qualità dei rapporti umani, per l’aumento dei processi di esclusione e per la disgregazione progressiva dei processi di solidarietà;
• Quella di un welfare connotato solo in termini assistenziali e riparatori e non di investimento in promozione e sviluppo umano economico e sociale.
All'interno di un progetto fortemente integrato come il Progetto Salute le cooperative sociali si propongono per cooperare alla costruzione delle condizioni per un cambio di passo complessivo e non la difesa di un territorio nell'ottica di un welfare plurale che contempli la compresenza di più attori significativamente impegnati oltre a quelli istituzionali pubblici; un mix di organizzazioni che si muovono entro i termini regolativi fissati dalla Pubblica Amministrazione.

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“Migliora l’appropriatezza della risposta con la riorganizzazione dei servizi”
Intervento di Giorgio Caraffa, Direttore Sanitario Asur Marche
 

IlDirettore Sanitario Asur Marche, Giorgio Caraffa, ha presentato un progetto dedicato alriordino dei servizi per il trattamento integrato delle dipendenze patologiche, per una nuova gestione delle risorse e della programmazione dell’attività. L’Organo di gestione è il Comitato di Dipartimento, e le componenti impegnate sono: gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS), le cooperative sociali, i Distretti, i Servizi territoriali per le dipendenze patologiche.“Il soggetto è al centro della rete dei servizi” -ha spiegato Caraffa-“conbisogni complessi e quindi necessita di risposte multiple, attuate all’interno della rete dei Servizi del pubblico e del privato sociale, atte alla prevenzione, cura, reinserimento sociale e lavorativo, attraverso untendenziale contenimento della mobilità passiva”.
I primi risultati, ha sottolineato Carafffa, rilevano una maggiore appropriatezza nella risposta (ritenzione dei pazienti nelle comunità terapeutiche), una possibile diminuzione dei costi futuri legati alle patologie infettive correlate (HIV, HCV) ed inoltre gli atti regionali hanno prodotto una significativa innovazione che vede il privato sociale “un attore di rete” accreditato e  non un soggetto terzo, ma compartecipe alla programmazione e gestione dei servizi, in direzione di un superamento degli interessi di settore e del dualismo tra il pubblico ed il privato sociale.

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Andrea Oliviero, portavoce Forum Nazionale Terzo Settore
 
“Il progetto Salute è un lavoro importante” – ha spiegatoAndrea Oliviero, portavoce Forum Nazionale Terzo Settore - “perché ripensa e  ristruttura il sistema dei servizi sanitari creando una rete per non disperdere energie con risultati efficaci. Guarda al futuro e al welfare come cuore della cittadinanza partendo da una visione culturale con una logica di integrazione sussidiaria, non sostitutiva del servizio sanitario pubblico, che allarga lo spazio comune per nuova mutualità del terzo settore”. La spesa pubblica sanitaria è in linea con gli altri paesi europei, ha sottolineato Oliviero, e necessita di essere qualificata per poter essere sufficiente, indicando gli elementi indispensabili e quelli oggetto di modifiche a fronte di bisogni crescenti di prevenzione, cure assistenziali e benessere.“Riforme, razionalizzazioni della spesa sanitaria e democrazia partecipativa” -ha affermato- “sono elementi imprescindibili, dove la comunità partecipa alla scelta e alla gestione del sistema di welfare”. Il mondo del terzo settore, ha concluso, guarda a questa esperienza come un importantissimo passo per costruire il welfare di domani.
 
Conclusioni
Giuliano Poletti, presidente Legacoop

 
“Presentiamo oggi un percorso importante” -ha spiegato Giuliano Poletti,presidente Legacoop- “un pezzo del lavoro e delle esperienze messe in campo attraverso la collaborazione tra soggetti diversi con al centrola salute come bene comune”. Un incontro per riflettere insieme e costruire un pensiero ordinato sul tema, ha sottolineato, per conoscere le buone pratiche e gli strumenti a disposizione per ottimizzare l’integrazione tra il sistema socio-sanitario pubblico e quello privato. “È necessario definire l'erogazione dei servizi in una logica di sussidiarietà e corresponsabilità con al centro le esigenze delle persone” -ha proseguito Poletti- “ed il progetto salute indica il protagonismo sociale come chiave per rispondere ai bisogni universali e collettivi di benessere e di cure socio-sanitarie e assistenziali, attraverso la presenza collettiva organizzata offrire un prodotto diverso.“Il progetto salute è in continua evoluzione” -ha aggiunto Poletti- “pensare collettivamente dà valore aggiunto e mette in rete le capacità e gli sforzi attraverso un lavoro sinergico”. “È importante inoltre” -ha concluso- “una regolamentazione intelligente e flessibile del lavoro degli operatori socio assistenziali, per poter permettere loro di operare a tutto tondo nella cura del paziente”.

Esperienze associative e di impresa

Fiammetta Fabris, Unisalute

Carmela Favarulo, ANCC-Coop

Piero Cardile, ANCD Coop

Davide Viganò, Consorzio il Sole
Rosanna Varrone, Consorzio Unisan


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